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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
146-7
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Sestri Levante Il vignettista argentino riceve il Premio Andersen per la sua creatura prediletta e presenta il nuovo libro
Quino: "Oggi la mia Mafalda avrebbe davvero vita dura"
Sestri Levante. Joaquin Salvador Lavado Tejóm, conosciuto da tutti come Quino, il papà di Mafalda, è stato a Sestri Levante (maggio 2004) per ricevere per conto della sua creatura prediletta il Premio Andersen - Un mondo per l'infanzia. L'autore argentino ha presentato la mostra itinerante "se fosse per me farei la pace" all'Hotel Suite Nettuno di Sestri), il nuovo libro di Mafalda.
Lei ha smesso parecchi anni fa di disegnare Mafalda. Non c'è proprio nessun modo per convincerla a tornare sui suoi passi?
"No, soprattutto oggi. Quella è stata un'epoca irripetibile, anche per me: allora avevo trent'anni, oggi ne ho più di settanta. Mafalda era figlia della sua epoca".
Ma se Mafalda rinascesse oggi, che caratteristiche avrebbe?
"Avrebbe vita dura, di sicuro. Il suo tentativo di individuare i buoni e i cattivi sarebbe oggi quasi improponibile: oggi sono quasi tutti cattivi, difficilmente potrebbe mantenere quella carica comunque positiva che aveva. Ma quelli che seguono le mie vignette oggi (Quino consegna ogni settimana una pagina per il quotidiano argentino Clarin, ndr) posso farsi un'idea di come sarebbe.
Rispetto alle altre sue creature, cose le ha dato e le dà di più Mafalda?
"Mi regala ancora oggi l'affetto dei lettori di tutto il mondo, ad esempio una mamma che mi ringrazia perché con Mafalda ha finalmente insegnato a leggere al figlio, ma anche le file infinite per una dedica alle fiere del libro. Decidere di non volerla più disegnare è stato come lasciarla crescere da sola e la trovo sempre uguale. Ma mi secca molto quando viene usata per campagne elettorali politiche, specie in America Latina."
Umberto Eco ha scritto che Mafalda è molto latina; il suo universo è più facilmente comprensibile ai sudamericani, spagnoli, italiani. È d'accordo?
"Sì. Un librario austriaco una volta mi ha detto che non riesce a cogliere tutte le sfumature del personaggio e trovo che sia naturale. È latina per la sua voglia di contestare e di cambiare il mondo, ma di cambiarlo in meglio, in modo solare e col sorriso".
Mafalda è stata anche un'eroina dei disegni animati, in due serie, una prodotta in Argentina, una a Cuba. Passare dal fumetto all'animazione le ha nociuto?
"La serie tv argentina aveva sopratutto il problema del doppiaggio: molti lettori avevano in testa una loro ideale voce di Mafalda. I 104 filmati della versione cubana, cui ho collaborato e che trovo migliore, hanno ovviato le battute: i personaggi si esprimono con borbottii, ma funziona."
Oggi riceve un premio dedicato alla letteratura per l'infanzia, cosa ne pensa?
"Che 'e strano, ma che è un piacere. Mafalda non è mai stata rivolta specialmente ai bambini., ma moltissimi di loro la amano. Sarà perché quando disegnavo mi ispirava in parte alla mia infanzia, in parte ai miei nipotini di allora".
I bambini di oggi sono lucidi e attenti come lo era Mafalda?
"Anche se il loro gusto è cambiato, è influenzato dalla tv, dal computer,dal cellulare, sanno legger il mondo con nitidezza. Una bambina mi ha mostrato il suo disegno sull'attentato alle Torri Gemelle: una torre andava a fuoco e l'altra piangeva. Gli adolescenti diventano adulti sempre più tarde; a 19 anni Giovanna d'Arco aveva rimesso un re in Francia, oggi sarebbe una ragazzina. I bambini maturano prima: magari pensano che il pollo sia una parte della mucca perché lo vedono solo impacchettato, ma anche oggi riconoscono d'istinto le ingiustizie e il male".
Il Secolo XIX- Alberto Rigoni
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