Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 144-5

Il pesto alla genovese arriva sui mercati

Genova. La dop del basilico genovese aspetta solo la pubblicazione da parte dell'Unione europea per diventare ufficale. Di conseguenza la dop del pesto è in attesa di questo momnento nel suo iter, per diventare realtà e sancire il successo della produzione delle aziende liguri.

Ma in attesa del bollino ufficiale, in consumatori potranno già trovare negli scaffali dei negozi e dei grandi magazzini tra un paio di settimane, massimo entro la fine dell'estate, il "pesto alla genovese" senza possibilità di incorrere in errori cioè di acquistare prodottici che usano solo la parola pesto alla genovese.

Come dovranno regolari i consumatori?

"Basterà controllare nelle etichette che ci sia il marchio del pesto genovese - spiega Roberto De Andrei presidente del Consorzio del pesto genovese, che raggruppa 50 aziende di tutta la Liguria per un totale di circa 1000 dipendenti - il marchio collettivo è stato scelto lo scorso anno dai lettori del Secolo XIX attraverso un sondaggio".
 

Dunque anche senza l'ufficializzazione della Ue tra un paio di settimane non ci sarà più possibile di incappare in errori cioè di acquistare barattoli di pesto alla genovese non prodotti dalle aziende che fanno capo al Consorzio del pesto genovese. 

Il marchio collettivo scelto dai lettori del Secolo XIX tra una quindicine di proposte degli studenti della facoltà di Architettura dell'Università di Genova contiene in disegno stilizzato della Regione Liguria, il mortaio e alcune foglioline di basilico.

"È chiaro che la possibilità di utilizzare il marchio collettivo per le aziende che si sono consorziate - aggiunge De Andreis è subordinato ad un sistema di controllo previsto nel regolamento di concessione del marchio e nel disciplinare di produzione. Ovviamente entrambi sono stati depositati al Ministero. Questo controlli saranno realizzati dall'Ente di certificazione pubblico in pratica le quattro Camere di Commercio stesse. Questo disciplinare impone l'uso esclusivo delle materie prime previste dalla ricetta tipica che abbiamo appunto depositato e prevede che il pesto genovese abbia particolari caratteristiche organolettiche e quindi il prodotto verrà sottoposto ai giudici di un panel di assaggiatori che sono stati istruiti per svolgere questo compito".

Il Consorzio del pesto promosso dalla Regione e da tutte le associazioni dei produttori e la categorie attualmente annovera una cinquantina di soci tra cui oltre alle aziende produttrici anche ristoratori, commercianti, artigiani e industriali. La ricetta a cui si devono attenere i soci è quello doc presentato al Ministero per le necessarie certificazioni.

"Il nostro obiettivo - tiene ancora a dire De Andreis - è quello di ottenere la dop del pesto e quindi tutelare il prodotto pesto alla genovese per garantire ai consumatori la qualità della ricetta tradizionale e lo sviluppo della produzione della nostra regione. Il pesto genovese quindi diventa il simbolo contro ogni produzione che diminuisce e sacrifica i valori tradizionale e genuini in una loro identità culturale del territorio".

Giuliano Macciò - Il Secolo XIX

N.d.R. La edizione cartacea, la fonte di questo scritto, è  del giorno  30 agosto 2004.



 
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