Rubrica dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr. 139-140/2
Articolo: Il "Cavour", la portaerei con la targa Genova

 La campana del Rex

Il suo nome resterà scolpito per sempre nella storia dello shipping internazionale. E il suo ricordo sarà proiettato nel tempo, tangibile sopratutto a Genova, la città più amata da Antonio d'Amico, la capital del mare che l'armatore campano scomparso improvvisamente il 2 settembre 2002 aveva trasformato in personalissima roccaforte. Non solo per gli affari, ma anche perché sotto la Lanterna d'Amico assaporava fino in fondo la sua passione per la cultura e per l'arte.

Negli ultimi mesi della sua vita, Antonio d'Amico ammetteva di aver maturato un debito di riconoscenza nei confronti di Genova. Confessava discretamente, quasi schermendosi, di voler lasciare un segno del suo passaggio. Sognava una fondazione, o qualcosa del genere, in cui poter dirottare le numerose opere d'arte a tema marinaro collezionate durante una vita e, sopratutto, quel poco che restava del patrimonio artistico dell'Italia di Navigazione, a cominciare dalla storica campa del transatlantico "Rex", un mito che resiste da oltre settant'anni e che ancor oggi viene spesso ricordato come simbolo della genialità dell'industria cantieristica genovese.

I rami d'azienda dell'Italia di Navigazione rimasti dopo la fine dell'epopea dei transatlantici furono acquistati dai D'Amico e risanati nel giro di un paio di anni. E la storica compagnia ha potuto esser ricollocata sul mercato internazionale. Antonio d'Amico amava favole e leggende. Sono i suoi nipoti, Cesare e Paolo, a realizzare il progetto: insieme alla campana, altre opere d'arte appartenute all'armatore scomparso saranno visibili in occasione della grande mostra sui transatlantici che inaugurerà il Museo del Mare e della Navigazione al Porto Antico. Si tratta di foto del varo del Rex dello studio Festa, di un pastello di Klodig e di una stampa di Muller, mentre saranno donati al Comune di Genova anche i busti dei fondatori di Italia di Navigazione: Rubattino e Florio. Perché niente vada sprecato nel nome del cardinale camerlengo dello shipping tricolore, dell'imprenditore che riusciva a aggregare e a tessere alleanze tali da garantire continuità alla leadership di Confitarma, finalmente tutti i genovesi possono toccare con mano ed essere più vicini alla storia del mare.

Sette anni fa, appena acquisita dalla Finmare in liquidazione la gloriosa società Italia di Genova, d'Amico cominciò a lavorare al suo progetto. Voleva realizzare anche un'operazione culturale, con il salvataggio dell'archivio della storica compagnia di navigazione e di quanto rimasto della collezione di opere d'arte che abbelliva i grandi transatlantici. La sorpresa fu amarissima quando l'armatore scoprì che il patrimonio documentale e gran parte di quello artistico risultavano dispersi in mille rivoli. Oppure scomparsi. Insomma, il patrimonio artistico acquisito si limitava ai quadri appesi alle pareti della sede della società, trasferita da piazza De Ferrari al World Trade Center di Genova. Opere certamente preziose, ma che rappresentano solo un minima parte del patrimonio. La parte documentale, fortunatamente, è stata in parte raccolta dall'Archivio Ansaldo, che ne ha curato la catalogazione.
 


Il Rex nasce da un sfida: assicurare un collegamento tra l'Italia e New York, mettendosi in concorrenza con le unità tedesche Bremen ed Europa, che facevano le rotte nordatlantiche. Il Rex già nel 1933 le batterà anche in velocità

Oltre ai quadri, Antonio d'Amico è riuscito comunque a recuperare documenti, scritti, fotografie d'epoca, stampe, manifesti. E fra i reperti salvati, spicca la campana del mitico "Rex", l'unico significativo reperto rimasto della nave inutilmente affondata dagli inglesi alla fine della seconda guerra mondiale, che faceva bella mostra di sé all'ingresso della società Italia. I rintocchi di quella campana accompagnarono l'esordio sui mari di una nave che era l'orgoglio dell'Italia, impastata di lavoro, di sacrifici, di ingegno. Onorata nel mondo.

Quando, nel  settembre 1932, il "Rex" approdò alla fine del viaggio inaugurale a New York, la comunità italo americana accolse il transatlantico tutta al completo, pazza di gioia sulle banchine del porto. Fiera di quel gigante del mare costruito a Genova e schierato dalla società Italia, che avrebbe strappato il "Nastro Azzurro" al "Queen Mary" e al "Bremen". Accadde nell'agosto del 1933 e quella campana dichiarò al mondo che il "Rex", al comando del capitano Tarabotto, aveva conquistato il "Nastro Azzurro", emblema del primato di velocità nella traversata atlantica.

Antonio d'Amico aveva subito pensato di cedere la campana alla città di Genova, come primo prezioso elemento per la nuova sede del Museo del Mare e della Navigazione che avrebbe dovuto sorgere al Proto Antico. L'armatore si commuoveva riscoprendo l'"Italian Line" e voleva riportarla alla città.

Nato nel 1932 a Salerno, aveva costituito nel 1949 con i fratelli Ciro e Salvatore, la "d'Amico Società di Navigazione", con sede legale a Palermo e sede amministrativa e direzione generale a Roma. Per completare la preparazione, si trasferì per diversi anni a New York. Fu un precursore e realizzò tal in tante iniziative da mettere a soqquadro l'intero arcipelago dello shipping.

Da Il Secolo XIX - Giorgio Carozzii



Il "Cavour", la portaerei con la targa Genova

Genova. Passa per un quintale di focaccia innaffiata da vino bianco rigorosamente ligure la riscossa della Fincantieri. Perché è con focaccia e vino bianco che festeggeranno la portaerei "Cavour" tecnici e operai della Divisione Militare, mentre per il presidente Ciampi, ministri e sottosegretari e una nutrita rappresentanza di invitati, è previsto un suntuoso buffet. Parlare di riscossa è inevitabile, visto che il giorno dopo, allorché la "Cavour" assaggerà il mare nello stabilimento di Riva Trigoso - per l'ultima volta verrà usata la "bancala", lo scivolo di legno opportunamente lubrificato - verrà festeggiato il varo di un concentrato di tecnologia che assegnerà diversi record alla società che dà lavoro a 9500 persone e che nel 2003 ha fatturato 2340 milioni di euro: sono le più grandi mai costruite l due eliche da 6,4 metri di diametro, è il motore non nucleare più potente del mondo quello della "Cavour", capace di sprigionare 88000 megawatt che corrispondono a 120000 cavalli di potenza. Non c'è dunque da meravigliarsi se la Marina indiana ha già incaricato Fincantieri per progettazione della sua portaerei, appena impostata, e se l'ultima commessa della divisione diretta da Alberto Maestrini, un ex di Marconi Communications, ha riguardato una serie di pattugliatori per Malta.

Se fosse un'auto, la Cavour sarebbe targata Genova. Perché è nel capoluogo ligure, nel palazzo di via Cipro che una volta ospitava la sede della società - negli anni ottanta emigrata a Trieste - che la portaerei intitolata per volere di Ciampi al fondatore della Marina Militare italiana, è stata progettata. "È un grande motivo di orgoglio per noi", dice Meastrini, "questa commessa ha richiesto una crescita di personal specializzato e investimenti per il rinnovamento delle tecnologie, basti pensare ai sistemi robotizzati di saldatura."

La Cavour è nata al terzo piano dell'edificio che rappresenta un pezzo importante dell'industria cittadina e dell'intera regione .- sono 3350 i dipendenti in Liguria se si considerano i cantieri di Riva e del Muggiano - piano "blindato" per comprensibili motivi di sicurezza, dove si respira un'aria totalmente diversa rispetto al passato, sotto l'ala delle vecchie partecipazioni statali. Un'aria di Sillicon Valley, tanto per usare un paragone ormai abusato e tuttavia calzante: alle scrivanie, dietro ai computer dove  sono stati riportati i disegni su carta dei vari "pezzi" fino all'assemblaggio definitivo, visibilmente motivate di ingegneri e diplomati, attente a seguire la linea dettata dall'ingegnere Andrea Ginnante, responsabile dell'ufficio tecnico e degli acquisti, un sessantenne tecnologicamente avanzato che qui è considerato il capo indiscusso per il mix di competenza e affabilità che si porta dietro.
 

La portaerei Cavour in una simulazione al computer. 

Sugli schermi tridimensionali del terzo piano la "Cavour" è già virtualmente operativa: in un video si può seguire l'omino che dal ponte di comando esegue le varie operazioni e ha vista sulle "rampe" di decollo, si possono vedere la simulazione dei camion che entrano nelle stive e dagli aerei che si muovono sul ponte e negli hangar, perfino tutte le posizioni possibili dei cavi in ogni situazione di ormeggio. E si vedono anche gli interni dell'"hotel" Cavour. Già, perché dal punto di vista del comfort la musica è cambiata, ora che lo standard deve essere adeguato per una Marina di professionisti. Risultato, cabine singole per gli ufficiali e con non più di 4 posti, tutte con servizi, per gli altri, celle frigorifere e cucine da nave da crociera.

Si nota che qui nella sede genovese della Fincantieri si è consapevoli di essere protagonisti di un vero e proprio evento. Giuseppe Bono, amministratore delegato del gruppo presente in otto regioni italiani, spiega che "nel 2003 il bilancio e tutti i principali indicatori hanno registrato un miglioramento rispetto alle già ottime performance dell'anno precedente, confermando che la strada finora intrapresa è quella giusta". E la conclusione `che "il carico di lavoro che si è ulteriormente arricchito all'inizio del 2004 con il perfezionamento di importanti contratti giunti a coronamento dell'intenso sforzo commerciale profuso nell'anno precedente, consente di guardare al futuro con una certa serenità".

C'è da scommettere che da il 20 luglio 2004, quando la Cavour - che con i suoi 244 metri di lunghezza e 39 di larghezza avrà un dislocamento di 29000 tonnellate che corrispondono a una stazza di 50000 - scivolerà lentamente in mare, a molti dei liguri di Fincanteri brilleranno gli occhi. "Diciamo che lo spirito di gruppo si trasforma in una delle nostre carte vincenti",  commenta Sandro Scarrone, responsabile delle relazioni industriali della società e capo del personale dell'area ligure.

Oltretutto, l'esperienza tecnologica maturata sul campo per la "Cavour", avrà ricadute positive sull'intero sistema della costruzioni di Fincantieri. Oggi la produzione di Fincantieri. Oggi la produzione riguarda al 60% navi da crociera, al 21% costruzioni militari, al 17 % traghetti, il resto è composto da motori (Isotta Fraschini), eliche (il gruppo è il terzo costruttore al mondo) ed altre attività collaterali.

Logico che a Genova, nel palazzo di via Cipro, si siano vissute con frenesia le ultime giornate in vista del varo del 20 luglio 2004.. E che la tensione sia destinata a sciogliersi solo al primo morso di focaccia, innaffiata da vino bianco: roba ligure, di qualità, come gli uomi che della Cavour sono autorizzati a sentirsi un po`come dei papà.

E. Agosti . Il Secolo XIX


Barzelletta


 
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