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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
120-121
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Nell'estate del 1849, dopo lo sfortunato epilogo della Repubblica Romana, un'avventurosa fuga attraverso l'Umbria e le Marche portò Giuseppe Garibaldi ed i resti della Legione Italiana nelle paludi di Comacchio. Qui, il 4 agosto del medesimo anno, trovò morte la compagna Anita, la quale, sebbene in attesa di un figlio, aveva voluto seguire l'"Eroe dei due mondi" nell'ennesimo cimento di guerra.
Scampato alla cattura da parte degli austriaci, da Ravenna , Garibaldi riuscii a raggiungere Portovenere ed infine Chiavari, ove agli inizi di settembre fu arrestato dai carabinieri piemontesi e condotto a Genova.
Liberato dopo alcuni giorni di detenzione grazie alle numerose proteste di parlamentai sardi, il condottiero s'imbarcò su di una nave a vapore con la quale avrebbe dovuto raggiungere Tunisi, il luogo che egli stesso aveva scelto per il suo secondo esilio. Durante il viaggio, Garibaldi riuscì a sostare per qualche ora a Nizza, il tempo necessario per riabbracciare la madre ed i figli. Rifiutandogli lo sbarco a Tunisi per motivi politici, Garibaldi iniziò a peregrinare per il Mediterraneo, sostando dapprima alla Maddalena, poi a Tangeri e a Gibilterra.
Varcate le colonne d'Ercole, Garibaldi
approdò a Liverpool ed, infine, si diresse in America del Nord ove
giunse nell'aprile 1850. Nell'aprile dell'anno seguente dopo aver trascorso
qualche tempo a New York, ospite dell'amico Antonio Meucci (l'inventore
del telefono), utilizzando il nome di Giuseppe Pane (già adottato
nel lontano 1834), Garibaldi seguì l'amico Francesco Carpaneto dapprima
in America Centrale e poi in quella Meridionale, peraltro già teatro
delle sue imprese giovanili, stabilendosi inizialmente a Lima. Qui fu accolto
a braccia aperte dalla "ricca e generosa colonia Italiana", come egli steso
ricordò nelle sue Memorie, nel contesto delle quali scrisse: "Quando
io penso alle nostre colonie Italiane dell'America meridionale, è
veramente da andarne superbi. Quei nostri conterranei sulla terra libera
di quelle Repubbliche mi sembrano valer più assai che nelle nostre
contrade". Ed è proprio in questi affascinati angoli del pianete
che Garibaldi, abbandonati - per un momento - i panni del condottiero,
"riprese" quelli di capitano di una nave (più precisamente un cargo
mercantile), con la quale compì numerosi e lunghi viaggi intercontinentali.
Fu proprio a Lima dunque che, sul finire del 1851, Garibaldi conobbe l'imprenditore
Pietro Denegri, appartenente ad una facoltosa famiglia italiana originaria
di Chiavari (secondo altri di Nizza) stabilitesi n Perù per affari.
Il Denegri, infatti, gli affidò il comando della nave Carmen, un
clipper mercantile da 400 tonnellate ancorato al Callao (il proto di Lima),
destinata ad operare il commercio con la Cina. I viaggi per la Cina iniziarono
il 10 gennaio 1852, data della partenza da Callao per Canton, ed ebbero
come scopo principale il trasporto di guano, un fertilizzante naturale
di cui sia il Perù che il Cile erano già allora i principali
esportatori. In più occasioni, al rientro in Perù, Garibaldi
sbarcò al Callao molti emigrati cinesi, le cui colonie già
allora erano ben impiantate sia nel Nord che nel Sud dell'America. Di tale
attività fu testimone lo stesso armatore Pietro Denegri. Nel 1865,
incontrando a Lima il noto scrittore Vittorio Vecchi (meglio conosciuto
con lo pseudonimo di Jack La Bolina), ricordando la figura di Garibaldi,
l'armatore disse: "Don Victor, non ho mai avuto un capitano simile e che
tanto poco mi spendesse (.) M'ha sempre portati i Chinesi nel numero imbarcato
e tutti grassi ed in buona salute, perché li trattava come uomini
e non come bestie". Per regione climatiche, i viaggi per la Cina (e per
l'Asia in generale) furono spesso alternati ad altrettante missioni che
potremmo definire "a breve raggio d'azione". Alcune di queste missioni
ebbero luogo a partire dell'estate dello stesso 1852, allorquando Garibaldi,
al ritorno da Canton, ripartì "in zavorra" (in gergo marinaro equivale
a "senza carico utile") alla volta di Valparaiso, in Cile. Qui la Carmen
fu noleggiate per alcuni viaggi commerciale per contro del governo cileno,
proprio in quel momento impegnato un vasto programma di interscambi commercial
con l'Europa ed il Nord America.
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Immagine dell'epopea garibaldina |
Essendo quelli gli anni della Presidenza di Manuel Montt (1851-1861), un periodo felice per il Cile, essendo caratterizzato da un processo di profondo rinnovamento sociale ed economico, tanto da far guadagnare a quel Paese l'appellativo di "la Prussia dell'America del Sud". La Carmen fu dunque adibita al trasporto di rame, una delle principali risorse minerarie del Cile, e per questo toccò i porti di Coquimbo e di Huasco, già allora considerati come i principali poli minerari del paese. Per diversi mesi, Valparaiso e gli altri porti cileni, grazie soprattutto all'ospitalità degli abitanti, rappresentarono per il Garibaldi marinaio i "luoghi del riscatto": I luoghi ove il grande condottiero ritrovò nuovamente se stesso dopo la perdita della cara mamma avvenuta il 19 marzo (sempre dell'52) mentre esule navigava nell'Oceano Indiano. Nella bella Valparaiso, già allora considerata la più grande città marittima e mercantile del Cile, Garibaldi ritrovò anche la Patria lontana, grazie a quel "Consistente lembo d'Italia" sorto attorno alla primitiva colonia ligure sbarcatavi verso la fine del '700. In quella fatidica estate del '52 quando il capitano Francesco Pane sbarcò a Valparaiso tutti gli italiani gli corsero incontro avendo riconosciuto in lui il grande Giuseppe Garibaldi. Come ricordano le cronache del tempo: "non si contentarono degli evviva, ma gli offrirono una magnifica bandiera che poi lo seguí oltre l'Atlantico e sventolò a Quarto, a Palermo,e d al Volturno". In realtà, la "bandiera degli italiani" fu donata a Garibaldi dalle donne italiane di Valparaiso e fatta recapitare a Caprera sono nel 1855.
Il vessillo fu lo stesso che nella primavera del 1860, affidato inizialmente all'alfiere Giuseppe Campo della gloriosa 7 compagnia, guidò i Mille sin dalla partenza di Quarto. Nell'epica battaglia di Calatafimi del 15 maggio, la "Bandiera dei Mille" (come fu subito ribattezzata) fu difesa strenuamente dal prode Simone Schiaffino (un capitano di lungo corso della Marina genovese, nato a Camogli nel 1835), il quale cadde eroicamente sull'altura detta "il Pianto dei Romano", trafitto dai numerosi colpi di fucile, nel vano tentativo di sottrarla ai Cacciatori napoletani che l'avevano conquistata. L'ultimo viaggio che Garibaldi effettuò al comando della Carmen ebbe inizio proprio da Valparaiso alla volta di Boston, in America del Nord, ove il mercantile giunse verso la fine del 1852. Trasferita l'imbarcazione a New York, in seguito ad alcune incomprensioni sorte con l'armatore Denegri, il capitano Garibaldi decise di lasciare il comando della barca. Con il denaro guadagnato in Sud America e con una piccola eredità realizzata a Nizza, l'"eroe dei due mondi" ritornò a Genova il 10 maggio 1854. Mutando spesso navi ed armatori, Garibaldi continuò a sfidare il mare per molti anni ancora; ciò fino al febbraio 1859, data della sua partenza da Caprera per i nuovi cimenti di guerra che tutti conosciamo. Nel 1872, circa venti anni dopo aver lasciato l'America Latina, L'Unione Italiana di Valparaiso, appena istituita, volle conferire l'incarico di primo Presidente Onorario proprio al Generale Garibaldi. Il grande condottiero, com'era sua abitudine, ripose con un'accordata e patriottica lettera, che concluse con la seguente frase: "Accetto con gratitudine il titolo, ricordando con affetto la gentile accoglienza dei concittadini Valparaiso".
Gerardo Severino
Pubblicazione TTM

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