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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
117-118-119
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Fin dai primi decenni dell'ottocento una forte corrente di emigranti liguri prese la via dei Paesi del Rio de la Plata, creando in quelle terre lontane laboriose colonie che con il tempo ed il sudore delle braccia contribuirono ad affermare la grandezza della Repubblica Argentina, la cui popolazione, non a caso, ancora oggi è per metà di origine italiana. Oltre all'affinità di razza, al clima temperato ed alla facilità di comprendere la lingua spagnolo, gli emigranti liguri trovarono in Argentina le condizioni favorevoli sia per viaggiare in un mare meno tempestoso come il Rio de la Plata, ma anche per dedicarsi alla scoperta e ed all'esplorazione di fiumi navigabili.
Fra gli emigranti liguri, che con ardore e maestria si dedicarono
a tali missioni, spicca il nome di Nicola Descalzi, originario di Chiavari,
ove nacque il 19 febbraio del 1801 ed ove compì i primi studi nautici.
Come tanti dei suoi conterranei, lasciò il Golfo del Tigullio per
trasferirsi in Argentina assieme ai fratelli Gaetano e Pietro. A Buenos
Aires, e più precisamente nel quartiere La Boca ove approdò
nel 1821, dimostrò presto di essere un bravo marinaio ed abile agrimensore.
Attirata presto l'attenzione del comandante Azopardo, responsabile del
porto di Buenos Aires, il quale gli affidò grandi imprese.
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Nel 1826, nominato idrografo e Pilota Mayor dal presidente delle Federazione Argentina, Bernardino Rivadavia, fu quindi a capo di una Spedizione esplorativa nel bacino del Paraguay. Esplorò quindi il Tarija e dopo rivelò l'intero corso (1600 km) del Rio Bermejo, il grande fiume che dalle Ande affluisce al Rio Paraguay, e la vasta regione del Chaco paraguaiano. Giunto alla confluenza del fiume Paraguay, Descalzi venne però arrestato assieme ai suoi compagni da un reparto militare del Paraguay, a quel tempo ancora in attrito con l'Argentina, la quale si rifiutava di riconoscerne l'indipendenza. L'esploratore fu liberato solo nel 1831, dopo avere sopportato cinque anni di prigionia nella ridotta di Concepción, per decisione del presidente di quello Stato, Gaspar Rodriguez de Francia, il quale non gli consentì di portare con sé gli appunti presi durante la lunga missione esplorativa. Riparato inizialmente in Corrientes, rientrò a Buenos Aires dopo qualche tempo. Messi assieme i ricordi delle sue esplorazioni, diede alle stampe la prima carta di navigazione del fiume Bermejo e delle altre esplorazioni da lui eseguite. Il suo lavoro fu premiato dalla Società Geografica di Parigi, alcuni membri della quale se ne avvalsero più tardi frequentando quelle zone sconosciute. |
Nel biennio 1833-34, su designazione personale del presidente Juan Manuel de Rosas, prese parte, in qualità di ingegnere idrografo e astronomo, al Corpo di Spedizione nel deserto, incaricato di esplorare entrambe le rive del Rio Negro, in Patagonia, fino alla confluenza del Neuquén con il Limay. Seguendo i circa 650 km del fiume, Descalzi esploró il fiume in direzione est sud-est, trascrivendo dettagliatamente i riferimenti topo grafici dell'amplia vallata dove il Rio Negro si ramifica spesso in più bracci, con formazione di numerose isole fluviale per poi sfociare nell'Oceano Atlantico a valle di Viedma. Al rientro della spedizione, per gli eccezionali meriti conseguiti, Nicola Descalzi fu dal presidente Rosas nominato Maggiore del Genio dell'Esercito argentino. Il suo "Diario de reconoscimiento del Rio Negro" fu pubblicato vent'anni dopo l'impresa, nel 1845, sulla famosa "Revista del Plata" e, nel 1881, in Italia da parte di G. Brignardello.
Oltre alle esplorazioni geografiche, Descalzi si dedicò anche all'agrimensura della provincia di Buenos Aires. Durante un'esplorazione del fiume Matanza, realizzata nel 1838, estrasse due fossili, un megaterio e, molto vicino ad esso, un glittodonte (mammiferi maldentati vissuti dal Miocene al Pleistocene, lunghi dai 4 ai 5 metri con zampe anteriori presili, mentre la coda, piuttosto lunga, serviva d'appoggio), comparsi nell'America Meridionale e diffusi fino al Nord sopravvivendo fino a tempi abbastanza recenti. Per sua volontà, i due preziosi resti furono regalati al Museo Universitario di Tornio dai suoi eredi, i quali rifiutarono la lauta offerta presentata loro dal British Museum. Ma oltre alle escursioni dei fiumi, Descalzi esplorò gran parte del territorio rioplatense, realizzando il primo rilevamento idrografico completo dell'Argentina. Nicolo Descalzi morì a Buenos Aires il 14 maggio 1857, quand'era ormai all'apice di una celebrità che lo aveva fatto conoscer in tutto il mondo.
Gerardo Severino - Rivista: "Tecnologie Trasporti Mare"
"La Liguria produce più
di quanto consuma: escludetela dal piano blackout"
Genova. C'è un cartello su quell'ascensore che arriva all'ufficio di presidenza, c'è scritto "Causa probabile sospensione dell'energia elettrica in data odierna si sconsiglia l'uso dell'ascensore dalle ore 13.30 alle 15". Milioni di italiani hanno visto cartelli simili in questi giorni di scherzi della corrente. Ma quello fa particolarmente girare le scatole a Sandro Biasotti, il presiedente polista della Regione Liguria. Perché vuol dire che anche qui, in una regione che ha energia da vendere, arriva la scure del Grtn. E non va bene, no che non va bene, secondo Biasotti. Che l'altro giorni prima giudicava "assurdo punire una regione come la Liguria che produce il 50% in più dell'energia che consuma". E che per questo annunciava la richiesta al governo "di escludere la Liguria dall'operazione blackout".
Una battuta? Per nulla viso che si è messo al computer e ha scritto davvero al governo, o meglio, ai vertici del Grtn (controllato dal ministero delle Finanze), il "famigerato" gestore della rete di trasmissione elettrica che ha osato spegnere anche la Liguria. "Chiediamo che modifichino il piano di sicurezza tarandolo sulle forniture di energia che ogni regione offre".
Il ragionamento è questo: se una regione sufficiente al proprio fabbisogno se ne accolli le conseguenze quando il sistema va in riserva. Per essere chiari: "Noi siamo non solo autosufficiente ma esportiamo l'energia prodotta in surplus al resto d'Italia quindi prendiamo che vengano penalizzate quelle regioni che non hanno voluto avere le centrali".
Già si intravede un abbozzo di federalismo energetico. E già si possono immaginare le facce di Antonio Bassolino che governa una regione, la Campania, con un deficit di produzione rispetto alla richiesta pari all'80%, o di Roberto Formigoni (Lombardia -40%) ed Enzo Ghigo (Piemonte -45%). L'argomento dovrebbe essere all'ordine del giorno nella prossima conferenza dei presidenti di Regione.
Biasotti, gira e rigira, torna sempre lì: "Ok, l'energia è un bene nazionale ma noi ne produciamo di più per i terzi. Allora, perché dobbiamo essere penalizzati?". Realizzabile? Idea affascinante, sì, ma in astratto, dicono, rispettosamente scettici, all'associazione degli industriali genovesi. Anche se, egoisticamente, la Liguria (12 miliardi di chilowatt/ora di produzione e 6,9 miliardi di consumo) trarrebbe grandi vantaggi da una (molto ipotetica) regionalizzazione del sistema energetico. Però bisognerebbe rivoluzionare tutta la rete. "E se pensiamo - osservano Paolo Corradi, direttore generale, e Guido Torrielli, responsabile dell'area energia dell'assindustria genovese - che sono state bloccate aziende che si trovano proprio sotto impianti idroelettrici, si capisce che il problema è nazionale". Dunque "è impossibile fare politica energetica genovese o ligure".
A Biasotti, forse, basterebbe che non gli staccassero la corrente nella sua regione. E che gli togliessero per sempre quel cartello dall'ascensore.
M Gerevini - Corriere della Sera
Il Val Fontanabuona ripresenta un fenomeno particolarmente appassionante, una posto ideale per chi studia la geografia dei cognomi. La rivista "Il Golfo" ha raccolto l'occasione per mostrare uno specchio di questi nomi che qua presentiamo una piccola sintesi nella mappa. (Per più informazione su questo articolo di Maurizio Trebiani, esaminare la versione cartacea.)

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