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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
105-106
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Tremila posti di lavoro e 100 aziende nate sulle ceneri dell'ex Italsider. Investimenti per 400 milioni di euro di cui 44 milioni fondi pubblici, frutto della legge 181 dell'89 per il sostegno all'imprenditoria locale. Trecentomila metri quadrati di aree siderurgiche bonificate e attrezzate. Il miracolo di Campi ospiterà a regime 130 aziende che daranno lavoro a 2500 persone, cui vanno aggiunti gli oltre 500 occupati del Bic, l'incubatore di imprese con sede nell'ex area industriale. Quando l'Italsider chiuse i battenti alla fine degli anni Ottanta - travolta dalla crisi nazionale del settore - restarono senza lavoro 1600 fra tecnici e operai.
A distanza di dieci anni dall'avvio della bonifica, Campi conta un numero di addetti quasi doppio rispetto agli esuberi dichiarati in quelle stesse aree orfane dell'Italsider. Eccolo il vero, grande miracolo di Campi. E fu celebrato con l'inaugurazione ufficiale del polo produttivo che ha preso posto del grande stabilimento siderurgico. La storia della rinascita di questa fetta di città - sottratta all'acciaio di Stato e consegnata alla manifattura, l'artigianato, il commercio e l'alta tecnologia - sarà ripercorsa in un convegno dal titolo "Campi di Genova: il recupero del passato, un modello per il futuro". I principali artefici della scommessa postindustriale giocata sulle aree ai piedi della collina di Coronata si ritrovarono il 2 dicembre 2002 ovviamente a Campi, via Renata Bianchi, lotto centrale.
Ci sono stati i vertici della società pubblica che ha gestito tutte le fasi della riconversione: Massimo Caputi, amministratore delegato di Sviluppo Italia, e Renzo Andrei, presidente e amministratore delegato della Società per la bonifica e la valorizzazione di aree industriale, braccio operativo della prima. Ci sono stati anche Antonio Marzano e Altero Matteoli, ministri delle Attività Produttive e dell'Ambiente. Ci sono stati presenti, infine, il presidente della Regione Biasotti, della Provincia Repetto e il sindaco Pericu.
Si è parlato del passato ma anche di progetti futuri, alcuni di quali di valenza sociale oltreché economica. Tra questi ultimi, il recupero storico - ambientale della collina di Coronata (a cominciare da Villa Imperiale Casanova) e il riuso delle gallerie sotterranee di Campi per attività produttive e ludiche.
Lo smantellamento di capannoni, forni, impianti siderurgici cominciò nel gennaio 1990 sulla base di un accordo siglato nell'88 tra governo, sindacati, enti locali e aziende con l'obiettivo prioritario di tutelare l'occupazione a Campi, cuore industriale e operaio di Cornigliano. Oltre alla bonifica, la società si è occupata anche di realizzare le infrastrutture - 30000 metri quadrati di strade e servizi, 120000 di parcheggi e verde attrezzato - per rendere operative e appetibili le aree. Dopodiché ha svolto la funzione di agenzie immobiliare e marketing industriale per piazzare sul mercato, uno per uno, i vari lotti. Il tutto senza perdere di vista la filosofia di base del progetto: ovvero, trasformare Campi in un polo produttivo omogeneo e tecnologicamente avanzato. E dunque favorendo l'insediamento di aziende simili e magari complementari.
Missione compiuta su tutta la linea. Tant'è vero che ora Campi - come recita il titolo del convegno menzionato - è un modello da imitare nella riconversione industriale su vasta scala. A Campi sono già attive un centinaio di aziende per un totale di 1650 dipendenti. Oltre trenta imprese si aggiungeranno a breve facendo salire a quota 2500 il totale degli occupati, più i lavoratori delle 155 imprese "assistite" dal Bic (oltre 800 addetti tra Genova e Savona). Il 42 per cento nell'artigianato e commercio, il 12 per cento in quello dei servizi alle imprese, l'8 per cento nell'alta tecnologia e new economy, il 4 per cento nel terziario.
Il Secolo XIX
Enzo Galiano
È nato a Genova l'orologio per arbitro
Genova. Un orologio per gli arbitri. Niente paura: anche se siamo in tempo di regali di Natale, nessuno scandalo del tipo di quello che coinvolse qualche anno fa la Roma (ricordate i Rolex?). No, qui gli arbitri l'orologio se lo sono fatti realizzare da un'azienda genovese specializzata, se lo comprano (personalmente o come associazione) e potrebbero lanciare nel mondo dei "fischietti" un oggetto che mancava: l'orologio per arbitro. Proprio così. Perché finora ogni arbitro ha il suo marcatempo di fiducia personale, mai c'è stato un prodotto uguale per tutti, in linea con la divisa e con gli altri ingredienti che costituiscono la sua dotazione tecnica. O meglio, un tentativo ci fu, e anche quello in Liguria; all'orologio gli arbitri di allora avevano anche dato un nome: si chiamava Perseo e divenne una specie di status symbol.
Ora, sulla spinta del vicepresidente degli arbitri liguri, Carlo Tagliafico, è nato ad opera della Dpw International, azienda leader nella creazione di orologi professionali (tra i clienti, le Frecce Tricolori, i sommozzatori dei vigili del fuoco, corpi speciali di tutto il mondo, gli elicotteristi dell'Aviazione), il "crono arbitri". Un'accuratissima scelta di materiali, dalla cassa in alluminio aeronautico ultraleggero, al vetro minerale antigraffio, al movimento crono ad alta precisione; ma la caratteristica chiave dell'orologio, realizzato da Federico Parodi, è il quadrante, che evidenzia in modo chiaro i 45 minuti del tempo regolamentare (colore giallo) e il recupero (colore azzurro), con il rosso dedicato ai supplementari. Uno strumento che ha il marchio (e quindi la benedizione) dell'Aia, l'Associazione Italiana arbitri. Per ora parte dalla Liguria e comincia il suo cammino dalle categorie regionali. Ma, anche se può restare un sogno proibito arrivare a dotare dell'orologio tutti i 28 mila arbitri italiani, potrebbe essere assai meno complicato far usare il "Crono Arbitri" agli arbitri che dirigono in serie A, dal mondiale Collina in giù. L'orologio ha avuto il 10 dicembre 2002 il suo battesimo da Fabrorum: ora comincia il vero test, la prova del campo.
Il Secolo XIX

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