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Rubrica
dell"ICAL che apare sul giornale "Voce d'Italia"/Nr.
100-101
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Ricostruire l'Elettra, la nave laboratorio di Guglielmo Marconi, per celebrare a livello internazionale l'appuntamento del 2004, quando Genova sarà capitale europea della cultura, esattamente a un secolo di distanza dalla costruzione del panfilo: correva l'anno 1904, cantieri Ramage & Ferguson di Leith, Inghilterra.
"Se ne potrebbe fare un museo galleggiante delle telecomunicazioni", spiegò Davide Viziano. Ma secondo il ministro Gasparri, la ricostruzione dell'Elettra , smembrata in tre parti principali nel 1977, appare oltremodo difficile.
Le parti principali del laboratorio galleggiante si trovano a Roma
nella piana del Fucino, alla stazione Telespazio (la poppa), a Pontecchio
Marconi (la chiglia) e a Trieste (la prua). Proprio la prua, otto metri
di altezza per 19 di lunghezza, che presenta ancora gli squarci provocati
dalle bombe quando fu colpita nel 1944 nella valle di Diklo, vicino a Zara,
è stata trasferita appena due anni fa dall'arsenale San Marco di
Trieste alla Stazione marittima per potere essere adeguatamente restaurata
e valorizzata come monumento.
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"A Trieste si sta discutendo dove collocarla, aveva riferito Gasparri
tempo fa . Il sindaco la vorrebbe sul lungomare , per darle maggiore visibilità".
Per il giornalista Massimo Zamorani, presidente dell'Associazione
ex allievi del D'Oria, la ricostruzione dell'Elettra vale da sola tutto
il 2004 di Genova: "Sarebbe un'iniziativa di rilievo davvero internazionale,
capace di promuovere l'immagine di Genova all'estero: la popolarità
e il prestigio di Marconi sono sterminati".
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Secondo Zamorani l'ipotesi di costruire una copia dell'Elettra non ha senso: bisogna rimettere insieme i pezzi originali oggi sparsi. Ma quanto potrebbe costare una simile operazione? Si parla perfino di 30 - 40 miliardi di vecchie lire. Molto meno, secondo Zamorani (che a questo proposito ha interpellato per una prima stima i cantieri Mariotti di Genova), poiché il panfilo resterebbe a terra e non dovrebbe navigare. Il ministro Gasparri si mostrò dubbioso: "Ci vorrebbe un intervento cospicuo di capitali privati, si dovrebbero trovare un po' di aziende interessate all'operazione". Viziano confida che un grosso contributo possa venire dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti, anche attraverso la Niaf (la potente associazione degli italiani negli Stati Uniti) una volta che sarà stata costituita la Fondazione a cui sta lavorando la figlia di Marconi, la principessa Elettra.
Andra Plebe - Il Secolo XIX
Laura, unica donna per un canto maschile
Laura Parodi, leader del Gruppo Spontaneo Trallalero, voce femminile di canto polivocale genovese, è anche organizzatrice, assieme a Pierluigi Bruzzone, della manifestazione corale.
- Come è nata la sua passione per il trallalero?
- Sono nata a Trensasco, vicino a Sant'Olcese, dove ho trascorso l'infanzia. A quel tempo la tradizione del trallalero era molto viva e posso dire di essere cresciuta ascoltando i canterini che si radunavano ogni sabato e domenica nella piazza del paese. Negli anni '60 mi sono trasferita a Genova e non ho più sentito un trallalero al di fuori delle solite gite dominicali in occasione delle feste patronali di paese. A distanza di anni ho incominciato ad occuparmi di musica popolare riscoprendo, quasi per caso, anche i suoni del mio paese d'origine.
- Quando ha cominciato ad occuparsi di musica popolare tradizionale?
- Ho cominciato a cantare come solista in un gruppo di muscia popolare
genovese, La Rionda, nell'80. All'inizio era un hobby, poi è diventato
un interesse più approfondito che è sfociato anche nell'organizzazione
di festival e manifestazioni culturali riguardanti la musica tradizionale
italiana.
Ho partecipato a diverse incisioni discografiche con la Rionda,
Musicisti Oltre Giogo e Gruppo Spontaneo Trallalero. Del trallalero mi
affascinano gli effetti timbrici e ritmici che risultano dall'esecuzione
corale, suoni che mi avvolgono e mi coinvolgono magicamente mentre canto.
In alcuni brani come "A Partensa" questa magia è avvertibile anche
da un orecchio inesperto.
- Com'è nata l'idea di una manifestazione tutta dedicata al canto polivocale?
- È nata da un incontro con Arnaldo Bagnasco, animato come me da una grande passione per questo tipo di canto. La prima edizione è scaturita dall'intenzione di restituire Genova ai cittadini dopo il G8, con un'iniziativa che valorizzasse gli aspetti della nostra tradizione. Visto il successo di pubblico, abbiamo deciso di riproporre la manifestazione allargandola ad altri gruppi italiani. Il cortile maggiore di Palazzo Ducale rappresenta inoltre la cornice ideale per questo tipo di canto che si esegue in cerchio: le squadre di canto non hanno pubblico "contro" come sul palcoscenico ma sono circondate dagli spettatori, come avviene abitualmente nelle piazze o nelle osterie dove si esibiscono i canterini.
Il Secolo XIX

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